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Domenica, 18. Febbraio 2007

la fornace 1
di kcloack, 19:28



LA  FORNACE

LEGGO DELL'ALTRO :
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LA FORNACE
Author: K. Cloak - PG-13 - English - Angst/Drama- Summary: It's 1980, and Severus Snape is enjoying life as a Death Eater. Little does he know that the world of lies he lives in is about to come crashing down upon him. - TRADOTTO & ADATTATO da Shinaré & Cuccussétte - Angst\ Dramma - per temi cupi e violenza., va dopo i 14 anni - Trama: 1980: Severus è Mangiamorte, non ne può più ; ecco come va da Dumbledore e rinnegò Voldemort. NOTA: i pensieri sono stati evidenziati in corsivo.
Leggi l'originale a
http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=866025


CAPITOLO PRIMO

Pepita: (geologia) un metallo nativo o i suoi composti nella roccia in cui sono contenuti,dopo che è stata recuperata per scartarne le parti senza valore.

Sospirò nel tornare a una pozione quasi pronta per la tredicesima volta; guardò svolazzare dal calderone il vapore, che luccicava di un delicato color lavanda, ma non raggiungeva il bianco immacolato richiesto per completare la distillazione, mentre s'illuminava.
Dannazione. Andava fatta raffreddare di nuovo, per poi aggiungere un'altra presa di polvere di Mandragola. Oggi non aveva davvero tempo per queste cose…
Essere uno dei più giovani Maestri delle Pozioni del paese gli dava un sacco di lavoro in più per un poco di danaro in più. Lo aveva sentito dire, prima, e adesso, lo provava di persona.
Stupido Ministero. Tengono un brillante stregone purosangue come me e mi fanno lavorare in uno sciatto negozio di Pozioni a Diagon Alley. La giuro, quando ho finito di recitare questo ruolo di piccolo bastardo dal cuore d'oro, imballo le mie cose e porto il negozio a Knockturn Alley, pensò con una smorfia, Bene, l'Oscuro Signore avrà finito con quei dannati mezzosangue e amici dei Babbani, presto. Una volta che li avrà ammazzati tutti, potrò piantarla con questa maledetta mascherata e mettermi a lavorare su qualcosa di stimolante.
Un bussare alla porta lo fece distrarre dalle sue riflessioni. "Cosa?"
"Fammi entrare, Severus. Vorrei dirti delle feste della notte scorsa."
Ma certo. Sorrise, Lucius Malfoy ama vantarsi. Si vanta di uccidere persone almeno quanto si vanta di avere soldi.
Riluttante, aprì la porta e mise di nuovo il calderone a riscaldare, lasciandolo all'angolo del campo visivo, mentre guardava sdegnato Lucius.
"Ti è mai successo di notare che mentre alcune persone possono vivere soltanto di attività illegali, altre hanno davvero bisogno di lavorare?"
Lucius appariva troppo vestito. Oggi le sue vesti erano di un rosso regale, con fodera nera, e c'era nero e argento su tutti i suoi dannati oggetti. Aveva i capelli tirati indietro, non scappava un solo ciuffo. Si era messo anche un paio di anelli.
In altre parole, aveva un'aria normale, per un Malfoy.
La pozione prese a ribollire appena ebbe iniziato il suo resoconto da pallone gonfiato sui delitti della notte prima. Tre Aurors, torture, stupri, maledizioni Senza pietà… abbastanza noioso, era la solita roba, sbuffò. Ne aveva visti abbastanza di questi massacri di Auror, Mezzosangue e Babbani. Tutti uguali. Personalmente Severus trovava gli stupri una contraddizione, in quanto cercavano di sterminare i Gabbani, e non di fare razza con loro, però di solito le vittime erano cadaveri, qualche ora dopo.
"E ovviamente ho usato un pizzico di quel veleno che mi hai dato la scorsa settimana, pure. Quello blu."
Aveva altro che attirava la sua attenzione. Senza voltarsi dal calderone, che finalmente stava gettando fumo bianco, iniziò ad aggiungere gli ultimi ingredienti per finire una pozione curativa. Indugiò comunque, facendo una smorfia simpatica, quando descrisse i risultati di quello che per lui era stato un esperimento.
"...funzionato alla grande. Ma cosa era?"
"Un rovesciamento sperimentale della pozione Skele-Gro, mescolata con una Pozione Sanguinante." Si voltò dal calore spostando la pozione finita e guardò Lucius. Oh, che bello, e si ricompose, come al solito, ma non riuscì a trattenere un sorriso perverso mentre Lucius descriveva come le tre persone …
" Fuse! E' stato davvero disgustoso. Devo proprio raccomandarti, per quella roba. Ovvio potevano sopravvivere se tu non avessi causato l'emorragia interna che li ha finiti. Penso che una di loro stesse ancora cercando di fuggire mentre le ossa iniziavano a dissolversi. Una nostra compagna di classe! Adelaide Butler. Era davvero troppo tosta, avrebbe potuto essere una brava assistente per te, Severus, se non fosse stata una sozza Mezzosangue."
Da qualche pare dentro, sentì un senso di colpa, quando sentì quel nome. Ricordava troppo bene; Butler era stata a Hogwarts un anno prima di me, era Corvonero. Era eccellente a Pozioni. Scacciò la sensazione momentanea. Se lo permetti a una, devi permetterlo a tutti. La purezza non funziona in quel modo. Vogliamo una pura razza stregonesca, e nemmeno uno mescolato col sangue di quei disutili Babbani, pensò lasciando il rimorso per altre occasioni.

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Erano circa le sei ed era appena balzato fuori da un caminetto, diretto in un negozio a Knockturn Alley con Lucius.
Severus si avvantaggiava con lui. Pagava per i suoi ingredienti illegali. Come il sangue di unicorno, che è quanto cercava quel giorno.
Avevano fatto solo pochi passi, comunque, quando un dolore gli si svegliò nel braccio sinistro. Lui e Lucius si fermarono di colpo; nonostante che fossero allenati a non mostrare la sofferenza, entrambi si afferrarono il braccio sinistro con le mani destre. L'unico altro presente nel negozio, il proprietario, fece lo stesso. Senza una parola, tirarono fuori le bacchette e si Teleportarono.


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Si fermò per un momento nella sua piccola casa, afferrò mantello e maschera, e di nuovo scomparve. Si rimaterializzò in quella che sembrava la sala da cerimonie di una casa fin troppo ampia. Le luci di tipo Babbano erano accese e fece caso a quanto, più di ogni altra cosa, mancava: sebbene ci fossimo Teleportati in pochi attimi dalla Chiamata, mia moglie ci aveva fatto incalzare dal Marchio, di nuovo. Lei era lì, a cinque metri dall' Oscuro Signore, e lo fronteggiava.
Andò per mettersi accanto a lei, iniziando a dare forma a un circolo. Lei cennò nella sua direzione, poi si voltò di nuovo verso l'Oscuro Signore. Lucius si era messo alla sinistra, lanciando una risatina per gli
Un paio di minuti dopo, il cerchio era completo. Voldemort chiamò una giovane donna chiamata Allendale in mezzo al cerchio. Parlarono un istante in toni sommessi, e poi lei gli porse una piccola fiala con dei capelli al suo interno. Tornò nel cerchio.
Il prossimo ad essere chiamato fu Avery. Rimase davanti all'oscuro Signore per pochi attimi, prima che questi lo maledicesse con la Cruciatus Curse. Severus si ritrasse, ricordando l'ultima volta che era successo a lui.
Toccò poi a Goyle, e poi a Malfoy. Crabbe pure ricevette una dose di Cruciatus e si chiese che guaio avesse combinato questa volta quel mezzo ritardato.
Sentiva il Marchio bruciare sul braccio ed avanzò verso il centro del cerchio. Non poté evitare di preoccuparsi. Ciascuno lo faceva, dopo aver assaggiato la rabbia di Voldemort' una prima volta. Si inginocchiò davanti a lui, poi si rialzò attendendo ordini.
"Severus Snape... ho due missioni per te, stanotte."
"Sì, mio signore."
Gli porse la fiala procurata da Allendale. "Userai i peli in questa fiala per farci una bella scorta di Pozioni Polisucco. Me le aspetto subito."
Snape sapeva che non occorreva chiedere di chi fossero quei capelli. Poteva scoprirlo provando la pozione.
"E MacBride porterà a casa tua un ospite. Scopri tutto quello che sa sulle nuove barriere piazzate al Ministero. Poi ammazzalo."
"Sì, mio signore."
"Questo è tutto, torna al tuo posto."
Grazie agli dei, pensò.
L'ultima pozione che gli aveva detto di preparare era così difficile che non riuscii a finirla in tempo. Lo maledisse a lungo e con durezza, per quello. Poteva distillare la Polisucco a occhi chiusi.

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La riunione finì alle otto e il grosso del cerchio iniziò a teleportarsi a casa. Lucius chiese se voleva uscire a terrorizzare qualche Babbano. Ma aveva un compito da compiere.
Snape si teleportò a casa e si tolse la maschera. Juliette non era tornata, il che significava che poteva prendersi qualche minuto di puro relax prima di dover uccidere chiunque lei portasse con sé. Andò nel piccolo studio vicino alla cucina e tirò fuori il libro che stava studiando; si chiamava "Veleni senza antidoto: una guida alla Morte Silenziosa." Non era grosso, come libro, a causa dell'esiguo numero dei veleni incurabili, e le ricette erano insidiose e difficilissime. Gli piaceva assai. Era uno dei regali più azzeccati di Lucius. Si era appena sistemato per leggere il libro quando sentì un rumore sul pianerottolo. Dannazione, lo ha già portato, notò alzandosi.
Scese giù per le scale piuttosto senza curarsi di nulla, solo per venire apostrofato dalla moglie: "Prepara il
Oh. Così lei vuole che faccia un'altra Pozione Sanguinante, concluse.
Tornò su per le scale e recuperò quello che serviva, così come una fiala di antidoto nel caso lei avesse voluto tenerlo in vita più a lungo. Quando tornò al primo piano, vide che aveva disarmato l'uomo e lo aveva legato a una sedia. L'uomo era molto robusto e alto più di lui. Aveva un sacco in testa, come di consueto per le vittime da torturare. Significava che poteva togliersi la maschera mentre distillava la pozione.
Fece levitare il calderone e gli accese sotto una fiamma azzurra, poi prese ad aggiungere gli ingredienti, il grosso dei quali era proibito dalla legge. Odiava sciupare gli oggetti, e così aveva portato dabbasso quello piccolo, che teneva con una mano. Era più dura mescolare, si disse, ma pazienza!
Ci vollero almeno venti minuti per mettere su la base per la pozione, e durante quel tempo l'uomo, senza dubbio un altro Auror, non emise suono alcuno. Dopo un po', diventa snervante.

La moglie era abituata a osservarlo lavorare; un attimo prima che annunciasse che era pronto, lei parlò. "Dammi il coltello!"
Severus glielo pose e rimase a osservarla mentre appoggiava il filo della lama sul polso sinistro dell'Auror. Attendeva che implorasse. Severus sapeva che faceva così, la scrutava con interesse. Il prigioniero però non disse proprio niente.
"Uh, sembra proprio che abbiamo la mano fortunate, Ama-Babbani. Non mi supplichi di lasciarti la vita?"
Nulla.
"E dì qualcosa!"
Nulla.
"Bene, allora." Con due rapidi movimenti incise il polso dell'uomo, e il sangue prese a colare sul pavimento di pietra. L'uomo stette zitto. Lei rimase immobile. Attesero, e attesero, fin quando l'uomo non iniziò a ciondolare per l'emorragia; la donna poi raccolse il sangue necessario e fermò la perdita.
Severus finì la pozione e ne portò una tazza all'uomo. Juliette alzò le mani per trattenerlo disse chiaro e tondo al prigioniero, "Se cooperi, ti lanceremo Oblivio e riceverai l'antidoto. In altro modo, morirai."
Si scostò dal campo d'azione di Snape, che prese a far gesti con la bacchetta, verso l'uomo. "Imperio."
Juliette sollevò la cima del sacco dalla testa e porse la coppa alle labbra dell'uomo. Snape gliela fece bere, e poi allentò la maledizione.
Juliette poi tolse il sacco dalla testa dell'uomo.
Oh Dei santi e misericordiosi.
L'uomo aveva capelli corti rossi così come i baffi. Gli occhi erano marrone scuro, e aveva una voglia sul lato sinistro del viso. Fissava Severus con lo sguardo più sorpreso, tradito e disatteso che mai avesse Si chiamava Soren Anderson. Un ex Serpeverde. Adesso, un Auror. Snape lo conosceva. La prima cosa che disse appena palò fu il suo nome, "Severus…" la voce era già impastata per la sofferenza.

Snape rimase a bocca aperta, si sentiva incapace. Ma in qualche modo non si risolveva a fare domande. Perché un mago purosangue era diventato un filo Babbano? E in qualche parte della sua mente, "Perché un mago Purosangue deve ucciderne un altro?" Sono un incapace.

Juliette lo spinse da parte e iniziò il suo interrogatorio. Snape lo guardava a un paio di metri di distanza, mentre lottava contro il dolore e perdeva, gemendo quando il veleno iniziò a guastare muscoli, ossa, e tessuti connettivi. Juliette ottenne le sue risposte facendo dondolare la fiala di antidoto fosforescente in faccia a lui. Rantolò e le disse gli incantesimi usati per proteggere gli edifici del Ministero a Londra, e quelli usati per proteggere gli Auror nelle loro case, e anche alcune barriere usate a Hogwarts per impedire ai mangiamorte di entrare. Juliette scriveva tutto. Soddisfatta, avanzò verso Severus. "Hai ben fatto. Il tuo antidoto." Juliette gettò la fiala sul pavimenti, lasciando una macchia luminescente sulla pietra.
"No," rantolò Soren, con la voce spezzata. Conosceva questa commedia. Aveva iniziato a sanguinare dal naso, si notavano strisce rosse uscire anche dalle orecchie. Gli occhi sembravano aver perso la capacità di muoversi e fissavano senza posa Severus.
Juliette guardò con interesse la sua sofferenza.
Stava cercando disperatamente di riprendere la gelida, insensibile mascherata che di solito presentava alle loro vittime, e come aprì bocca per dir qualcosa di tagliente, la visione di questo uomo così come era da ragazzino gli piombò in mente… Stava sorridendo per i Serpeverde a un incontro di Quidditch, e io sono seduto due file dietro a lui. Era la mia prima volta a un gioco scolastico.
Soren tossì con violenza. Aveva le labbra sporche di rosso. Stava morendo. Snape si sentì paralizzato. "Severus... Come hai potuto? Hai preso-" Si interruppe per un attacco di tosse sanguigna, "la via sbagliata." Gli cadde la testa sul petto, era esausto; da dieci minuti aveva perso la forza per gridare. Sarebbe stato assai più sconvolto dal suo oscuro rimprovero se Juliette non avesse parlato in quel momento. "Conosci questo bastardo, Severus?"
Severus strinse i pugni. "E' solo uno che andò a scuola con me. Mi ha sorpreso che ricordasse il mio nome."

La fine della frase trovò il silenzio. Sorens aveva smesso di respirare. Juliette posò un dito sul collo insanguinato. Immaginò che trovasse quello che stava cercando, perché cercò nella tasca ed estrasse un oggetto avvolto in stoffa. Con cautela svolse la stoffa, senza toccare il ciottolo che c'era dentro, e premette le dita di Soren sulla passaporta. Il corpo sparì, diretto di certo al Ministero.

 

CAPITOLO SECONDO

Scoria: [geologia] 1. Il deposito, o lo scarto di un metallo

Severus salì le scale dal pianerottolo con una grazia che non si sentiva. Non fece rumore quando attraversò la soglia ed entrò nel salone. Chiamò Julliette con tono piatto, privo di interesse, "Mi faccio una doccia." Era un po' insolito per lui, farsi una doccia volontariamente, ma non gliene fregava. Qualcosa andava male.
Severus scivolò su per le scale e andò in bagno. Chiuse la porta a chiave. Incantò la porta. Ci mise una barriera, e alzò una magia che facesse silenzio. Ecco. Non ho bisogno di far finta di venir tenuto calmo, non più.
Gli cadde la bacchetta sul pavimento, non se ne avvide. La sua attenzione era tutta attratta dall'uomo pallido e tremante che stava nello specchio. Si sentiva… debole. Stordito, offuscato, non c'era del tutto. Si chiese se per caso non avesse inalato fumi tossici, al pianterreno. L'uomo nello specchio lo fissava. Severus lo guardò. Aveva la faccia pallida, la pelle rea sudata e unta dal vapore del calderone. I capelli erano incolti, pure loro untuosi.
Quello che più lo affascinava del triste ritratto era la striscia di sangue attraverso la fronte, dove prima aveva spostato le ciocche cadenti. Era sangue di Soren. Severus sollevò la mano per toccare la striscia rossa… il sangue non era ancora coagulato e gli arrossò i polpastrelli.
La mia salute mentale è una fortezza, con me al centro. Qualcosa sta premendo sulle pareti. La casa si sta scuotendo. Sto impazzendo, pensò.
Severus passò la mano sinistra nei capelli neri aggrovigliati e si voltò per non vedere lo specchio; avanzò dall'altra parte della stanza. Prima di essere arrivato, si accorse che gli stivali avevano lasciato impronte insanguinate.
La casa si sta scuotendo.
L'uomo nello specchio lo stava fissando vacuo, come se avesse appena smarrito una parte di sé. Il viso improvvisamente si cambiò in quello di un giovane uomo che portava una sciarpa grigia e argento, gli occhi neri sbarrati con un cipiglio sdegnato e accusatorio. Sembrava che avesse quindici anni. Ancora una volta, il viso mutò; e fu un giovane uomo dai capelli rossi, che indossava la stessa sciarpa e aveva la stessa espressione di sdegno. Sollevò i polsi tagliati, accusandolo; poi cacciò un intelligibile gemito di rabbia, colpendo con i pugni sul vetro che lo separava dalla realtà. Severus balzò indietro, via dall'immagine da allucinazione del giovane Soren Anderson.
Doveva star perdendo la testa. Aveva perso la fiducia in sé stesso. La mano invisibile che gravava sui bordi della sua sanità prese voce. O almeno, la sentì, "Sbagli."
Severus guardò gli abiti che stava indossando. Neri, minimali, tuniche da Mangiamorte. Le gettò via, buttandole in un mucchio vicino alla porta. Si sfilò gli stivali insanguinati, i calzoni di tela liscia, la camicia grigia, la biancheria , e fece un bel salto verso la doccia.
Girò soltanto il rubinetto a sinistra. Entro pochi istanti fu inzuppato in un vortice di acqua gelida, e rantolò per lo shock. Dei , voleva svegliarsi da un simile incubo.
L'acqua divenne a temperatura ambiente, poi tiepida. Infine fu calda, e poi bollente. Gli parve che la pelle si staccasse come un foglio. Bene. Si strofinò con la spugna della moglie, che era davvero ruvida, fino a quando la pelle non raggiunse il colore di un gambero arrostito.
Conosceva Soren, ovvio. Ognuno dei Serpeverde lo conosceva. Fu Prefetto e si diplomò quando lui aveva quindici anni. Il primo mattino del primo anno a Hogwarts, mi aiutò a trovare l'aula di Trasfigurazione prima di andare alla sua lezione.
Ovvio, Severus non era mai stato una persona sociale; Soren gli era stato amico durante il primo anno, poi s'era fatto amico Lucius e aveva smesso di frequentare Soren. Si eran parlati alle partite di Quidditch e occasionalmente si erano visti in biblioteca, ma lì tutto finiva. Severus scelse l'ambizione di avere potere sulle altre persone, mentre lui ambiva a acquisire potere per aiutare gli altri. Era troppo Serpeverde per lui.
Forse era la buona disposizione di Snape verso di lui a sorprenderlo parecchio: Snape fu messo da parte dopo che Soren si diplomò.
"Lo so che non abbiamo mai parlato davvero prima, Severus," disse, "ma tra pochi giorni vado via, e potrei non rivederti più."
Severus gli fece una smorfia. "Se vai a unirti ai Grifondoro all'Accademia degli Auror, allora davvero non mi vedrai mai più."
"Ma stai zitto, Severus. Guarda, conosco i tuoi… amici. Non mi piacciono, ma tu li frequenti. Ricorda solo che prima di essere amico loro, prima di essere Serpeverde, tu sei Severus Snape. Sii davvero te stesso! Troppi di noi imboccano il cammino sbagliato per la grandezza… Assicurati di non essere uno di loro."
Severus aveva dimenticato quelle parole fino ad oggi. E adesso gli gridavano persistenti nel cranio, mentre lo rivedeva uomo adulto, legato a una sedia e sanguinante, il viso che irradiava tradimento e amarezza mentre lui lo guardava morire e non faceva niente per salvarlo.
Vide una donna Babbana, che cullava il figlioletto stregone. Era morta a causa sua . Il più silenzioso attacco Mangiamorte era quello che avvelenava chi nutriva la prole. Il bambino era morto per primo. Cosa aveva fatto, se non voler vivere?
Severus vide i tre Auror che erano morti la sera prima in casa Malfoy la notte prima. Cosa avevano fatto di male, se non voler vivere?
E cosa aveva fatto Soren? Era morto per mano sua. Non aveva importanza qunto avesse contribuito Juliette, Severus sapeva di non aver fatto niente per salvarlo. Gli aveva lanciato imperius, e gli aveva fatto bere il veleno che aveva distillato.
Aveva preso la strada sbagliata.
"No."
La casa si sta scuotendo.
Aveva preso la strada sbagliata, e lo sapeva.
"No…"
La potenza del senso di colpa stava sbriciolando quel poco di sanità che aveva conservato. Era in ginocchio, col viso tra le mani. Non riconosceva la voce come la propria voce.
Purezza del sangue, intelligenza e potere. Tutte grandi cose. Ma mai grandi quanto la vita stessa.
"No!" stava gridando adesso.
Aveva preso la via sbagliata.
Il cammino dell'oscurità, della violenza e della morte, il tutto nel nome del potere. Era grande, e insieme terribile.
"NO!" Ficcò le dita tra i capelli e gridò la parola, trascinando le dita sulla fronte, sulle guance e sul mento. Quando le mani furono sazie di quel muoversi, le sbatté sulla nuda pietra, le coprì di lividi, procurò incrinature nelle ossa, danneggiando quello di cui era andato così fiero.
I muri di arroganza e disprezzo e intellettualismo e falsa fiducia che lo avevano sostenuto per i precedenti tre anni gli crollarono addosso, e si perse del tutto nel cumulo di sassi che pioveva attorno a quanto rimaneva di Severus Snape. Per quello che mi parve secoli, rimasi perso in un mondo di disperazione, rifiuto e dolore, ignaro di tutto tranne delle atrocità che venivano riesumate dalla memoria e fatte sfilare avanti ai suoi occhi come grottesche marionette. Vide ogni decisione presa, ogni svolta sbagliata che l'aveva trasformato nell'uomo che era oggi. Vide i volti di ogni stregone, strega o Babbano che era morto nelle sue mani, e ciascuno rideva di lui, che affogava nella pozza di sangue che aveva versato.

---

Per quanto si smarrì?
Tornò lentamente nel mondo reale. Era ancora in ginocchio nella doccia, piegato in avanti, con la testa sulla fredda pietra.
L'acqua era gelata. Stava congelandosi.
Aprì piano gli occhi per ritrovarsi nella medesima stanza, per nulla cambiata. Aveva gli occhi gonfi, come se non potesse aprirli di più che una mezza fessura.
Si sedette e mise indietro i capelli bagnati; fece una smorfia quando le mani passarono sulle unghiate della fronte. Le mani erano livide e malconce, con sangue sotto le unghie. La gola doleva dall'aver tanto gridato e nemmeno si ricordava di averlo fatto.
Si sentiva come se gli avessero strappato la vitalità.
Il bussare alla porta lo riportò indietro.
"Severus! Ehi, stupido! Ci sei annegato?"
Chiuse la doccia, ne uscì e cercò la bacchetta, abbassando la barriera che faceva silenzio. La voce era poco più di un roco gracchiare. "Sto bene!" la apostrofò. Che bugia, si disse tra i denti, Non penso che starò mai più bene.
"Andiamo a letto!" disse asciutta lei. I suoi passi si persero nel salone.
Severus guardò di nuovo l'uomo nello specchio. Aveva otto unghiate che gli correvano sul viso. Gli occhi erano rossi e gonfi. La mani erano violacee e distorte dalla loro forma abituale. A dispetto di come appaio, sto molto meglio di come non dovrei stare , pensò. Dopo tutto, poteva essere morto. Non era così ovvio? Svegliarsi gli aveva chiarito le idee. All'indomani, sarebbe morto.
Abbassò le altre barriere, abbastanza da evocare degli abiti, poi richiuse e rimise le barriere. Una volta che si fu vestito, pulì i tagli e si sistemò per bene. Infine passò sulla pila di abiti sul pavimento ed estrasse una fiala di liquido rosso da una tasca segreta.
La fiala conteneva l'ultima dose di un veleno che aveva preparato due anni prima. Dopotutto, gli parve adeguato, morire con la stessa unica arma che avesse mai brandito. Il pensiero di smettere gli attraversò la mente per un attimo e si dissolse. Non desiderava più vivere, considerando che tutta la sua vita non era stata che un'atroce mostruoso errore. Stappò la fiala, la scolò e la ripose nella veste.
I crampi iniziarono subito. Camminò per il salone, lottando contro la necessità di respirare ansimando e piegarsi su sé stesso. Entrò nella camera da letto e senza una parola, scivolò nel letto accanto alla moglie.
La sofferenza era intensa, ma non emise suono. Tenne duro, non voleva essere scoperto e salvato. Una fitta dolore attraversò il cranio e quasi gridò. La volontà si stava indebolendo, ma per fortuna lo stesso accadeva al corpo.
Sto morendo, pensò, forse gli Dei avranno pietà di me.
Diede un ultimo sospiro e fu avvolto dalle tenebre.

 

 



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